
Arrivato in vista dei trent’anni posso affermare ormai che ogni acne rivoluzionaria adolescenziale che poteva in qualche modo abbracciare utopie comuniste si siano riassorbite in una coscienza, che io come i altri miei coetanei, si è formata alla luce del muro abbattuto. Da quel dì dell’89 molti ideali sono cambiati, o almeno avrebbero dovuto, sicuro è che da allora la mia critica verso il Comunismo si è accentuata di anno in anno. Non che altri regimi totalitari non mi disgustino, il fatto è che ancora oggi di Comunismo si muore in Corea del Nord, si viene deportati in Cina, si annega a Cuba, si disseppellisce in Russia, si piange nei paesi dell’est Europa, e si sbandiera a tutta gola nelle piazze d’Italia. Mi fa paura pensare che l’ideologia marxista sia il loro minimo comune denominatore. Fa paura soprattutto quando questo legame tra questi eccessi si solidifica nell’omertà. Come quando nel nostro paese esistevano persone politiche prone e succubi della Madre Russia, che pur essendo italiani, e molti di loro partigiani ubbidivano come picciotti a uno dei regimi più devastanti dell’uomo e del suo intelletto.
Era il ’56 quando agli albori del blocco USA-URSS a nessuno interessò dell’insurrezione degli ungheresi contro il padrone assegnatogli nella spartizione post-bellica di Varsavia. Quel regime annientava la loro cultura, dimenticava la loro storia impartendo i propri eroi. Nascere dalla parte sbagliata del muro ti portava a ribellarti, a manifestare nelle piazze per far sentire la tua voce e poi a lottare per le strade della tua città contro carri armati che schiacciano. Ne morirono 25.000, mille e duecento giustiziati in pubblico e nello sdegno dell’opinione pubblica d’allora una sola voce, quella del PCI a favore dell’intervento. Riconobbe ufficialmente quel massacro con un’azione di pace intenta a ristabilire l’equilibrio dell’Unione Sovietica.
Agghiacciante calcolo di uomini politici forse, purtroppo gli stessi che sono ispirazione per tutti coloro che si definiscono comunisti in Italia oggi.
Qualche giorno fa il nostro Presidente della nostra Repubblica ha preso formalmente le distanze da quella posizione, scusandosi di essere stato all’ora tra i più fedeli del Regime, di un’altra nazione.
Sue le parole pubblicate su L’Unità di quell’anno che definivano gli insorti “teppisti” e “spregevoli provocatori”.
In occasione del cinquantesimo anniversario il 23 Ottobre prossimo, Napolitano è stato invitato a Budapest per i festeggiamenti, tra non pochi disaccordi locali. Non sappiamo quanto calcolo ci sia oggi nel dietrofront e quanto all’ora nel battere i tacchi. Forse anche lui si è ricreduto delle intransigenti e strampalate ideologie giovanili potendo ora festeggiare serenamente e ufficialmente la Repubblica Ungherese fondata nel ’89 nella memoria di quei giorni proprio il 23 ottobre.
Se avete intenzione di visitare anche voi Budapest, non necessariamente con Napolitano, fate un salto allo Statue Park, dove sono state spostate le statue imposte dal regime comunista per l’abbellimento cittadino nonché indottrinamento subliminale alla capitale ungherese. All’ingresso del parco c’è un cartello che riporta un prezzo per gli stranieri e uno per gli ungheresi, quest’ultimo prettamente simbolico di pochi fiorini ha la causale della differenza in calce.
“Noi l’abbiamo già pagata cara…”
Buon giorno e buona fortuna.

Finalmente la svolta! Quello che tutti gli italiani aspettavamo, d’altronde cambiare è da sempre lo sport nazionale. Non c’è mica bisogno di trovare una cura se si cambia dottore.
La penisola tutta è più serena, l’avete notato a lavoro, in famiglia e anche in tv, persino la metà del paese che ha votato contro il carrozzone dell’Unione sembra rilassarsi sull’esito. Dopo una campagna elettorale degna di un talk-show americano la vittoria del centrosinistra porta nuovamente e finalmente il paese alla sua condizione naturale: ricominciare da zero. Nuove promesse, traguardi irraggiungibili e nessuna volontà nel prendere quel che di buono l’opposta fazione ha lasciato in eredità. Quel che conta comunque è che Berlusconi, l’uomo più votato dai over 60 in un paese vecchio come il nostro, abbia finito stare al governo come un Pulcinella in un teatrino, finito di sputtanare la rispettabile immagine dell’italiano mammone mangiaspaghetti mafioso e inconcludente. Va bene farsi una cultura con la tessera del Blockbuster ma un Reagan in casa nostra proprio no. Il politico faccia politica i e l’imprenditore i suoi interessi, che poi i due possano essere (nella maggioranza dei casi) fratelli o cognati ci si potrà sempre chiudere un occhio nella paese della Famiglia.
Siete sollevati dalla vittoria del flemmatico Prodi anche perché altri cinque anni di satira tediosa e a tutto campo della sinistra sarebbe pesato sia a voi che al cinema italiano.
Ora però entrambe le metà del paese dovranno star bene attente all’operato della nuova/vecchia classe politica soprattutto perché poi non si saprà con chi dei tanti esponenti prendersela in caso di mancate promesse. Quelli che pochi giorni fa si risentirono per esser stati chiamati ciglioni, dovranno in realtà dimostrare di averli.
Per ora la conta per le poltrone non promette niente di buono.
Buona giornata e buona fortuna.
L’Italia è pronta! La svolta è vicina. Siete stanchi di Berlusconi e questo basta, non volete neppure sentire cosa ha fatto il suo governo, sicuri che sia stata una minima parte rispetto al vantaggio avuto dalle sue aziende. Basta con il conflitto d’interessi e soprattutto basta con le pagliacciate internazionali. E’ il momento giusto per cambiare direzione, l’Italia non può permettersi di perdere nessun altro treno. Uniti troveremo la forza per uscire da quest’ampasse. L’alternativa è dare il voto all’Unione. Loro saranno la risposta?
Prima di tutto bisogna affrontare il problema occupazione. La legge Biagi, che ha il merito di combattere il lavoro in nero con la flessibilità, va abrogata secondo i Verdi e i Comunisti, mentre l’Ulivo assicura che legge con le parti riferite alla formazione e a servizi per l’impiego la conferma in linea col programma. Capezzone, sempre degno di nota, afferma che sarebbe un passo in dietro per il sistema lavoro Italia.
Considerando che la legge è frutto di un lungo lavoro cominciato proprio sotto il governo di sinistra, pensate onestamente che il continuo cambiamento di regime non giovi al mercato e al nostro sistema, magari ha solo bisogno di un periodo di rodaggio, e sicuramente di essere affiancato da dei provvedimenti che riguardino anche l’industria, i trasporti, ecc.
Proprio i trasporti potrebbero essere un'altra opportunità per rimodernare e dare linfa al nostro paese insaccato tra le sue coste. Ce l’ha “consigliato” anche l’Unione Europea, non possiamo più fare affidamento sulla nostra rete ferroviaria, va rimodernata e allineata agli standard del vecchio continente. Non a caso in questi anni è stato messo in atto il progetto Tav parallelamente al quello europeo di creare due assi ferroviarie. Uno che da ovest corre a est e l’altro che da nord scende a sud passando entrambi per l’Italia. Prodi, forse per la sua permanenza a Bruxelles, a differenza degli altri candidati dell’Unione, e nonostante le polemiche provenienti anche dai membri del suo partito, afferma: “la Tav si fa punto e basta”. Ma questo come è stato detto più volte non c’è nel programma dell’Unione (Verba volant...). La verde Francescato chiarisce a modo suo la posizione della coalizione parlando di un altro grande progetto italiano, il ponte sullo stretto. “Il ponte non si farà mai, non serve: per le merci si usano le navi, per gli uomini gli aerei".
C’è confusione, cercate di capire bene quale sia la soluzione migliore per un paese che si prefigge di risorgere, che vuole aumentare il suo peso in Europa, lavorare e decidere al fianco di nazioni solide industrialmente e socialmente. Non è certo scimmiottando la Spagna che si diventa più europei. Nella politica internazionale i colpi di scena si pagano a caro prezzo, sia nelle guerre che nelle rivoluzioni sociali bisogna considerare gli sviluppi. Il ritiro prematuro delle forze militari dall’Iraq sta lasciando sempre più terreno fertile per una guerra civile. Chi negli anni passati ha appeso una bandiera della pace fuori dalla finestra dormirà sogni tranquilli se una volta ritirate le truppe italiane sciiti e sunniti si massacreranno? Forse Pecoraio Scanio, che per il 30 maggio promette il completo ritiro, ha prematuramente sostituito l’arcobaleno con il suo sole sorridente. Anche la concessione al matrimonio tra omosessuali ha scatenato plausibili richieste da parte del mondo islamico, che pretende ora la poligamia, fuori legge nei paesi non musulmani. Zapetero imbarazzato, almeno in questo caso, prende tempo.
Vi tranquillizzate, decisioni così ferme non sono previste in una coalizione che vede schierati UDEUR e disubbidienti, fondamentalmente sapete che non cambierà nulla. Anche l’impeto di Romano contro lo stop francese all’espansionismo dell’Enel si spegnerà come un fiammifero in un lago. Sapete che il suo vigore momentaneo è dovuto a screzi privati col Credit Agricole che ostacola le mire dell’amico Batoli (presidente di Banca Intesa). In tutto ciò vi sembra molto strano che un uomo come Prodi, che non manca occasione per sottolineare il suo lavoro a Bruxelles, polemizzi in un assolo (Fassino e Rutelli dissentono ogni rappresaglia) con tanta leggerezza facendosi scudo con ideali di libero mercato. Non vi resta che decidere a quale sinistra dare il voto perché il dubbio è che tutte in un’Italia non ci entrino.
Buona giornata e buona fortuna.
Non siete stati mai molto credenti, o perlomeno non nel caso di dover partire per una nuova crociata. Purtroppo però troppo spesso venite tiranti in ballo da invasati manifestanti islamici solo per essere occidentali, perciò cristiani e tacciati così come infedeli. Questo di norma scalfirebbe di poco il vostro umore, se non fosse che questi nullafacenti in aggiunta alle loro grida usino pietre, bastoni, bottiglie incendiarie e a volte minacce atomiche. Ora hanno trovato anche un motivo per incazzarsi, nientedimeno che delle vignette satiriche sul loro paradiso. Anche in casa nostra qualcuno non sopporta lo spot della Lavazza ma almeno non incendia i superpercati. Incredibilmente per un mondo civile assistete a lotte mosse da odio puro, ambasciate, bandiere e simboli che possono essere in qualche misura collegati all'occidente cristiano vengono assaliti con una foga incontrollabile. Tutto questo è disarmante. Purtroppo è il momento più sbagliato per abbassare la guardia. Eppure l'Europa ancora una volta non riesce a far coro unico. Prima scuse, appelli e in alcuni casi afone condanne. Vi preoccupa non capire perché quest'esplosione di razzismo nei confronti degli occidentali, quando da anni faticosamente in casa vostra si costruiscono moschee e ci si muove per un'integrazone sempre più dignitosa. Capite che non è solo fanatismo di masse incolte, è un disegno ampio e diabolico che unisce villaggi e divarica frontiere per raccogliere in un bacino medio-orientale un malcontento generato dagli stessi regimi del terrore che ora spingono allo scontro.
Mahmoud Ahmadinejad, il presidente iraniano che vuole cancellare Israele mentre cerca di regalare al suo già enorme esercito qualche bombetta atomica. Hezbollah in Libano. Hamas e i suoi santi martiri bombaroli (gli imputati delle famose vignette). La Siria che lavora in combutta con l'Iran. Il quadrilatero del terrore si delinea sempre più.
Vi sembrano coincidenze, eppure anche la morte del sacerdote vostro connazionale ucciso in Turchia è riconducibile all'odio scaturito dalle vignette. Di certo a guidare il sedicenne fanatico del Lupi grigi non sarà stata certo la mano di Allah. Lo stesso presidente della tv turca ha iniziato a vaneggiare accusando il Pavarotti nazionale e le sue arie di essere blasfeme. E mentre il mondo islamico va in tilt, senza che neanche un area moderata prenda le distanze da quanto accade, il cristiano impaurito prepara i suoi figli con moderne crociate, il clistere Narnia.
Vi sembra proprio che non ci sia modo di avere un po' di pace.
Ci mancavano solo i mussulmani con la loro luna storta.
Buona giornata e buona fortuna.
Tornate dalle festività, dove pagani e credenti hanno potuto festeggiare insieme, ancora intontiti dall’euforia stantia delle celebrazioni agguantate un giornale il giorno di rientro. Il vostro stupore riguardo gli avvenimenti del mondo, totalmente dimenticati dopo la prima farcitura al Gran Marnier, vi catapulta in un imbarazzo da ritardo fantozziano. Dicesi, Gazprom…
La vicenda del colosso russo per la produzione e distribuzione di gas naturale, controllata dallo stato, in forte polemica con il governo Ucraino vi richiama alla mente recenti screzi tra i vertici dei due paesi, fate uno sforzo di memoria e una notizia di politica estera si trasforma in un piccolissimo puzzle. Ma certo! La rivoluzione Arancione, tutto torna! Vuoi vedere che quel simpatico di Putin se la sia presa per la vittoria delle elezioni da parte di Yushenko che vorrebbe più ad ovest quel paese da sempre costola della Madre Russia? Tutti pensavano che avergli deformato il volto avrebbe consolato il rammaricato Putin, così non sembra. Una nazione come la Russia estrae dal suo immenso territorio gas pari al 34% del produzione mondiale e rifornisce l’Europa intera passando con i suo gasdotti per l’Ucraina che invoca diritti di pedaggio. Chiusi per ripicca i rubinetti a monte, gli ucraini si preparano a un invero polare. Niente gas, niente riscaldamento. Anche a valle ci si preoccupa. Così le stesse democrazie unite per una politica comune reclamano sicurezze nell’approvvigionamento del proprio gas. Ancora una volta nazioni vendono popoli in cambio della loro sopravvivenza. La democrazia ucraina viene lasciata al suo vecchio padrone da chi dovrebbe aiutarla.
Vi ricordate che anche alla fine della seconda guerra mondiale molti popoli furono consapevolmente abbandonati nelle mani del comunismo dalle democrazie occidentali che si assicurarono così una buona parte dei loro interessi. Il buon viso a cattivo gioco dell’Europa permette a una Russia di attuare modi da gangster stile staliniano o di tramare nell’economia del vecchio continente assoldando l’ex-cancelliere Schroeder nelle fila della Gazprom per la costruzione di un gasdotto che attraverserà la Germania, evitando così in un futuro non troppo lontano il passaggio in Ucraina. E’ chiaro l’equilibrio del potere mondiale: il pallone è mio e qui decido io. La Russia con i suoi enormi giacimenti ormai vende agli americani, rifornisce il crescente bisogno di energia della Cina. Ci tiene tutti per la bocchetta del gas, e chi ha il potere di paralizzarti non ha bisogno di missili.
Sarà perché siete cresciuti negli anni della guerra fredda, dove le tensioni del decennio si riassunsero nella battuta “ti spiezzo in due” del duello di Rocky contro Ivan Drago, che tutta la faccenda sembra l’inizio di un libro di fantapolitica. Un giorno il maggior produttore al mondo di greggio fisserà il prezzo al barile ai minimi storici costringendo alla bancarotta le fazioni più piccole per così poterle assorbire in diverse holding, oppure; un giorno uno dei cartelli del petrolio saboterà gli impianti del concorrente in modo tale da far aumentare il costo delle risorse … ah, questo è già accaduto.
Buona giornata e buona fortuna.
Incontrate amici in un simposio profondo e accorato sul ristagno del sistema Italia. Troppi no forse ai timidi tentativi di ripresa, o poca creatività da additare alla mancanza di stimoli culturalmente adeguati. Discutete con persone entusiaste, liberali e moralmente colte, capaci di individuare singoli problemi nelle viscere della nostra storia. Insieme a loro scoprite che il fondo dei problemi sociali italiani è sempre un po' più giù; e mentre il punto centrale di come dare una carica positiva al nostro paese si perde in monologhi vi viene in mente Life of Brian, dei Monty Pithon, dove nell'assemblea del Fronte Popolare soluzioni concrete si sciolgono pian piano in un consenso comune e insapore, si arriva in fine a un generalistico dissenso. Interpellate lo storico per domandare dove andare, quasi mai per capire cosa non fare. Sono gli sbagli la cosa più preziosa da leggere nella storia. Mentre le menti degli italiani si scervellano cercando il capro espiatorio del comune regredire quelle dei vostri coetanei nel mondo inventano nuove professioni e muovono un mercato globale, e i vostri colleghi cugini fuori confine prendono tredicesime più cospicue delle vostre. Vorreste cambiare è vero ma come? Ecco affiorare quel brivido di terrore che provate ogni volta che pensate che un giorno, non molto lontano, sarete chiamati a dover scegliere tra due dinosauri del calibro di Prodi e Berlusconi. Cambieranno mai le cose? Largo ai giovani! Sperando che non si perdano in discorsi da vecchi borbottoni. ...si stava meglio quando si stava peggio.
Molto spesso tornando dai vostri viaggi nelle capitali europee ritrovate nell’infrastruttura e nell’edilizia pubblica italiana un’arretratezza che accentua il malumore da rientro. Musei che ancor prima di entrare vi lasciano a bocca aperta, teatri e persino fabbriche concepiti da grandi architetti che spiccano come obelischi agli occhi dei visitatori. Purtroppo nella vostra città l’opera d’edilizia più recente risale al Giubileo o peggio ancora ai mondiali del ’90. Bisogna dire certo che il nostro è il più bel paese del mondo (diciamo la stessa cosa per il cibo, le donne e il calcio) che di certo non ha bisogno di queste opere data la sua una storia immensa e ricca di monumenti che tutti ci invidiano. Riflettendoci un attimo pensate se è stato un errore costruire l’Auditorium di Roma con tutti gli anfiteatri che gli antichi c’hanno lasciato, le sue tre strutture a conchiglia somigliano pure a dei grossi bacherozzi dicono molti capitolini. Eppure sono stati concepiti da Renzo Piano e entrarci dentro è uno spettacolo per gli occhi prima ancora che per le orecchie. Riflettendo ancora un po’ ripensate a quelle meravigliose campate che sovrastano il mare del nord che permettono ai danesi di fare un salto a casa degli svedesi e viceversa. Come mai i siciliani non hanno voglia di fare lo stesso con i calabresi? In realtà scoprite che dietro ogni opera di interesse pubblico, che provenga dallo stato o da privati, si scontra con i nostrani ambientalisti, più duri e intransigenti di qualsiasi altro gruppo d’oltralpe. Anche a voi sta a cuore la salute del pianete ma vi domandate se il faraonico ponte (il più lungo del mondo) possa essere mai di disturbo. Forse sarà proprio la terra a essere di disturbo a un' opera così imponente dato la sismicità di quelle terre, ma come vi insegnano gli ingegneri dei grattacieli giapponesi, bisogna conviverci e aggirare il problema. Ci sono anche Verdi che si battono contro l’inceneritore in Campania, quando almeno una volta all’anno Napoli e le città limitrofe vengono sommerse dai rifiuti. Quelli di Civitavecchia sono contro la centrale dell’Enel, ma importiamo elettricità dalla Francia, mentre tutti sono contro il nucleare. Tutti hanno una motivazione valida, il rispetto dell’ambiente. Ma a che prezzo? Basta dire no per avere la coscienza a posto? Fermare la costruzione di una rete ferroviaria ad alta velocità che avvicinerebbe l’Italia all’Europa è veramente la cosa che la gente vuole? O è la valvola di sfogo del momento in un sistema Italia che non piace proprio a nessuno? Forse togliere l’intero commercio nazionale dal trasporto su gomma, voluto nei decenni da quella Fabbrica Italiana Automobili, ora più che mai immersa in un mostruoso debito, aiuterebbe questo lungo stivale a respirare. Ma per alcuni è più facile aggredire un parlamentare come si usa in un paese del terzo mondo. Non fa una piega. Dopo esservi posto tutte queste domande un’unica soluzione sembra possibile, impacchettare l’Italia, andarsene e lasciarla in mostra ai posteri e dire “Noi eravamo così”. Puliti e incazzati.
Con una vera botta di culo trovate le vostre scarpe preferite in un negozio che liquida tutto.
Avete girato per settimane per negozi e quello avete cercato di spiegare con immensa difficoltà ai diversi commessi è ora materializzato in vera pelle in una vetrina dimessa. Prezzo super scontato 70,00 euro, centoquarata risparmiate. Vi sentite la persona più felice della terra. Dopo aver investito somme consistenti nella montatura degli occhiali e nel design del vostro orologio vi prendete la rivincita sul pezzo più importante, la scarpa.
Dopo la prima pioggia avvertite che un piccolo intervento sarà necessario per preservarle più a lungo nel tempo, aggiungere una suola di gomma.
Il giorno dopo con un po' di rammarico consapevoli di dover modificare un oggetto perfetto le portate riposte nel loro sacchetto di velluto dal calzolaio vicino casa (quello in questione è in via Lomazzo 16). Uno vale l'altro, pensate.
L'omino ricurvo ci assicura che l'intervento sarà tutt'altro che invasivo. Controllate che tipo di suola applicherà e ve ne andate.
Due giorni dopo tornate dall'omino dal naso aquilino e la fronte corrucciata. Vi fa vedere le vostre scarpe. Nelle vostre mani hanno un sapore diverso, sembrano aver perso qualcosa.
Niente in confronto a quello che perderà il vostro portafogli.
Calzolaio: Sono trenta euro.
Voi ridete. Quel piccolo sorriso che fate quando non capite una battuta.
Calzolaio: Le prende ora?
Voi: Sì! Quant'è?
Calzolaio: Trenta euro.
Avete ancora quel sorrisetto stampato sulla faccia. State pensando che quella cazzo di suola costa quasi quanto le vostre benedette scarpe. Vi guardate attorno. È tutto così nero e sporco che sembra aerografato con il lucido da scarpe, i macchinari dietro di lui sono obsoleti e pieni di polvere, uno dei tre bracci ruotanti funge da appendiabiti. Che posto di merda, vi sembra incredibile spenderci trenta euro, soprattutto dopo essere scesi preventivando una spesa massima di quindici. Sono solo due suole di gomma.
Voi: Beh… ora non li ho con me. Ha il bancomat?
Calzolaio: No.
Lui rimane impassibile in volto mentre vi allunga un fogliettino di circa quattro centimetri per tre strappato ai bordi con su scritto “30,00 €” a penna. Lo scontrino.
Uscite sconsolati e vi dirigete al bancomat più vicino come un condannato. Tornando con in soldi in tasca sognate di ritrovarlo calpestato dalle centinaia di scarpe abbandonate sugli scaffali.
Questa volta vi accoglie con un ghigno diabolico. Lasciate i soldi sul bancone e ve ne andate consapevoli di una cosa, che a quello stronzo gliela farete pagare.
L'Alitalia vi offre l'opportunità di possedere grazie alle vostre Millemiglia una carta Amex per un anno gratuitamente. Un giorno vi trovate nella buca delle lettere una busta con mittente la American Express. Nel suo interno nessuna carta, ma offerte vantaggiose, viaggi, sconti e punti fedeltà. Peccato, voi non possedete una carta Amex.
Passano i mesi, e le offerte si aggiornano per tre volte, fate una telefonata al numero verde per evitarne altre fino a quando ricevete incredibilmente dopo undici mesi un estratto di un addebito!
Vi chiedono 99,00 euro. Spese gestione carta. Richiamate il call center un pochino infastiditi.
Call center: American Express buonasera…
Voi: Salve, ho ricevuto un vostro addebito di 99,00 euro per una carta che non possiedo.
Call center: Molto strano signore/a, ora controllo nel database… il suo nome?
Voi: Tizio/a
Call center: Sì risulta, ha intesta a suo nome una Carta Personale.
Voi: Cha a me non è mai arrivata…
Call center: Ma non è colpa nostra signore/a.
Voi: Ma se io non firmo la ricevuta dell'avvenuta consegna, come fa questa ad essere attivata?
Call center: Vuol dire che lei ha firmato sicuramente qualcosa, o le è stata recapitata e se ne è dimenticata…
Voi: Senta, ora non faccia passare me per stupido/a se voi siete incompetenti.
Call center: Mi scusi ma in qualche modo deve aver fatto per entrare nei nostri servizi
Voi: Ma di quale servizio parla? Questo m i sembra un disservizio, trovo assurdo addebitarmi un costo per una carta che non possiedo. Esigo che che mi vengano restituiti i miei soldi dato che io non ho mai firmato per nessuna carta.
Call center: Ma qui risulta che è stata spedita, sarà colpa delle Poste.
Voi: Senta; a me non interessa dal momento che per attivare una carta voi avete bisogno della mia firma!
Call center: Beh… comunque non le assicuro la restituzione delle spese di gestione.
Voi: Come dice scusi?
Call center: Sarà alla bontà dei miei colleghi pagarla
Voi: Lei sta scherzando?
Call center: Purtroppo ora gli uffici sono chiusi, non posso dirle di più questo è solo un numero verde. Provi a richiamare domani. Arrivederci.
Attaccato il telefono vi sentite impotenti e anche un po' schifati. Come un eroe di fronte al Golia passate in rassegna ogni possibilità di contrattacco spaziando dalla più ferma azione legale fino ad arrivare alla più creativa delle azioni di sabotaggio.
In tutte le grandi città i mezzi di trasporto pubblici come la metropolitana riducono drasticamente i passaggi nelle fasce orarie serali. Forse gli amanti della movida notturna non sono molto amati? Forse qualche assessore ai trasporti ha incubi ricordando "I guerrieri della notte" di Walter Hill? O visto che oggi siamo polemici questo è uno dei tanti invisibili bug della nostra decantata democrazia, una sorta di coprifuoco? Ho fatto una rapida ricerca, su quale città risparmia di più mandando a letto presto i pupi: si accettanto espansioni in merito. Nel frattempo, buona notte.
Napoli ultima corsa 22:00 - Roma ultima corsa 23:00 - Milano ultima corsa 00:00 - Londra ultima corsa 00:30 - Madrid ultima corsa 02:00
Sagace quasi quanto Grillo, liberatorio come lo scazzo da bar, pratico come i consigli della parrucchiera.
L'epistolero è la bacheca dove collezionare i bug del sistema che ogni giorno ci troviamo tra i piedi.