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giovedì, agosto 31, 2006

eroe

 

Arrivato in vista dei trent’anni posso affermare ormai che ogni acne rivoluzionaria adolescenziale che poteva in qualche modo abbracciare utopie comuniste si siano riassorbite in una coscienza, che io come i altri miei coetanei, si è formata alla luce del muro abbattuto. Da quel dì dell’89 molti ideali sono cambiati, o almeno avrebbero dovuto, sicuro è che da allora la mia critica verso il Comunismo si è accentuata di anno in anno. Non che altri regimi totalitari non mi disgustino, il fatto è che ancora oggi di Comunismo si muore in Corea del Nord, si viene deportati in Cina, si annega a Cuba, si disseppellisce in Russia, si piange nei paesi dell’est Europa, e si sbandiera a tutta gola nelle piazze d’Italia. Mi fa paura pensare che l’ideologia marxista sia il loro minimo comune denominatore. Fa paura soprattutto quando questo legame tra questi eccessi si solidifica nell’omertà. Come quando nel nostro paese esistevano persone politiche prone e succubi della Madre Russia, che pur essendo italiani, e molti di loro partigiani ubbidivano come picciotti a uno dei regimi più devastanti dell’uomo e del suo intelletto.

 

Era il ’56 quando agli albori del blocco USA-URSS a nessuno interessò dell’insurrezione degli ungheresi contro il padrone assegnatogli nella spartizione post-bellica di Varsavia. Quel regime annientava la loro cultura, dimenticava la loro storia impartendo i propri eroi. Nascere dalla parte sbagliata del muro ti portava a ribellarti, a manifestare nelle piazze per far sentire la tua voce e poi a lottare per le strade della tua città contro carri armati che schiacciano. Ne morirono 25.000, mille e duecento giustiziati in pubblico e nello sdegno dell’opinione pubblica d’allora una sola voce, quella del PCI a favore dell’intervento. Riconobbe ufficialmente quel massacro con un’azione di pace intenta a ristabilire l’equilibrio dell’Unione Sovietica.

Agghiacciante calcolo di uomini politici forse, purtroppo gli stessi che sono ispirazione per tutti coloro che si definiscono comunisti in Italia oggi.

Qualche giorno fa il nostro Presidente della nostra Repubblica ha preso formalmente le distanze da quella posizione, scusandosi di essere stato all’ora tra i più fedeli del Regime, di un’altra nazione.

Sue le parole pubblicate su L’Unità di quell’anno che definivano gli insorti “teppisti” e “spregevoli provocatori”.

 

In occasione del cinquantesimo anniversario il 23 Ottobre prossimo, Napolitano è stato invitato a Budapest per i festeggiamenti, tra non pochi disaccordi locali. Non sappiamo quanto calcolo ci sia oggi nel dietrofront e quanto all’ora nel battere i tacchi. Forse anche lui si è ricreduto delle intransigenti e strampalate ideologie giovanili potendo ora festeggiare serenamente e ufficialmente la Repubblica Ungherese fondata nel ’89 nella memoria di quei giorni proprio il 23 ottobre.

Se avete intenzione di visitare anche voi Budapest, non necessariamente con Napolitano, fate un salto allo Statue Park, dove sono state spostate le statue imposte dal regime comunista per l’abbellimento cittadino nonché indottrinamento subliminale alla capitale ungherese. All’ingresso del parco c’è un cartello che riporta un prezzo per gli stranieri e uno per gli ungheresi, quest’ultimo prettamente simbolico di pochi fiorini ha la causale della differenza in calce.

 

“Noi l’abbiamo già pagata cara…”

 

 

 

Buon giorno e buona fortuna.

 

postato da: MHarlock alle ore 21:08 | link |
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