l'epistolero

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lunedì, dicembre 19, 2005

verde

Molto spesso tornando dai vostri viaggi nelle capitali europee ritrovate nell’infrastruttura e nell’edilizia pubblica italiana un’arretratezza che accentua il malumore da rientro. Musei che ancor prima di entrare vi lasciano a bocca aperta, teatri e persino fabbriche concepiti da grandi architetti che spiccano come obelischi agli occhi dei visitatori. Purtroppo nella vostra città l’opera d’edilizia più recente risale al Giubileo o peggio ancora ai mondiali del ’90. Bisogna dire certo che il nostro è il più bel paese del mondo (diciamo la stessa cosa per il cibo, le donne e il calcio) che di certo non ha bisogno di queste opere data la sua una storia immensa e ricca di monumenti che tutti ci invidiano. Riflettendoci un attimo pensate se è stato un errore costruire l’Auditorium di Roma con tutti gli anfiteatri che gli antichi c’hanno lasciato, le sue tre strutture a conchiglia somigliano pure a dei grossi bacherozzi dicono molti capitolini. Eppure sono stati concepiti da Renzo Piano e entrarci dentro è uno spettacolo per gli occhi prima ancora che per le orecchie. Riflettendo ancora un po’ ripensate a quelle meravigliose campate che sovrastano il mare del nord che permettono ai danesi di fare un salto a casa degli svedesi e viceversa. Come mai i siciliani non hanno voglia di fare lo stesso con i calabresi? In realtà scoprite che dietro ogni opera di interesse pubblico, che provenga dallo stato o da privati, si scontra con i nostrani ambientalisti, più duri e intransigenti di qualsiasi altro gruppo d’oltralpe. Anche a voi sta a cuore la salute del pianete ma vi domandate se il faraonico ponte (il più lungo del mondo) possa essere mai di disturbo. Forse sarà proprio la terra a essere di disturbo a un' opera così imponente dato la sismicità di quelle terre, ma come vi insegnano gli ingegneri dei grattacieli giapponesi, bisogna conviverci e aggirare il problema. Ci sono anche Verdi che si battono contro l’inceneritore in Campania, quando almeno una volta all’anno Napoli e le città limitrofe vengono sommerse dai rifiuti. Quelli di Civitavecchia sono contro la centrale dell’Enel, ma importiamo elettricità dalla Francia, mentre tutti sono contro il nucleare. Tutti hanno una motivazione valida, il rispetto dell’ambiente. Ma a che prezzo? Basta dire no per avere la coscienza a posto? Fermare la costruzione di una rete ferroviaria ad alta velocità che avvicinerebbe l’Italia all’Europa è veramente la cosa che la gente vuole? O è la valvola di sfogo del momento in un sistema Italia che non piace proprio a nessuno? Forse togliere l’intero commercio nazionale dal trasporto su gomma, voluto nei decenni da quella Fabbrica Italiana Automobili, ora più che mai immersa in un mostruoso debito, aiuterebbe questo lungo stivale a respirare. Ma per alcuni è più facile aggredire un parlamentare come si usa in un paese del terzo mondo. Non fa una piega. Dopo esservi posto tutte queste domande un’unica soluzione sembra possibile, impacchettare l’Italia, andarsene e lasciarla in mostra ai posteri e dire “Noi eravamo così”. Puliti e incazzati.

postato da: MHarlock alle ore 16:38 | link |
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